LE ORIGINI

Fondata da tredici pescatori, tra cui alcuni Tortoliesi ed altri di origine ponzese. I pescatori ponzesi sono arrivati ad Arbatax alla fine del 1800, la loro storia è sempre stata legata alla pesca a mare, anche se una volta arrivati nel nostro territorio hanno trovato un ottima risorsa anche nello stagno perché durante la stagione invernale non potendo uscire a mare aperto per le condizioni meteo avverse hanno dovuto ripiegare alla pesca all'interno della laguna stessa che si è sempre rivelata abbastanza proficua.

I pescatori tortoliesi invece come tutti i sardi in generale non hanno mai pescato a mare aperto ma si sono sempre dedicati solo alla pesca nelle acque interne con tecniche che si sono tramandati da generazioni, le quali acquisivano conoscenze grazie a girovaghi del mestiere che trasferivano loro conoscenze, e grazie ai concessionari che ottenendo il bene per lo sfruttamento dal popolo dominante di turno cercavano di sfruttarlo al meglio trasferendovi conoscenze allo scopo di istruire i pescatori locali. Negli anni '40 così i pescatori spinti da un noto farmacista locale, tale Sig. Pirastu decisero di unirsi fondando la Cooperativa Pescatori Tortolì , allo scopo di darsi un'organizzazione che consentisse loro di coordinare tutte le attività di pesca al'interno della laguna, e di poter finalmente dare loro la possibilità di garantirsi un futuro di certezze e non di servigi al signore di turno. Negli anni '40 quindi la Coop. dovette iniziare la sua attività all'interno della laguna autorizzata da un privato che a sua volta era in coabitazione con un'altra società nazionale che aveva la concessione dal ministero dei trasporti, la famosa Mar Piccolo. Ci furono diverse controversie di carattere legale che dopo alcuni anni si conclusero con la concessione al privato di origine cagliaritana.
Alla fine degli anni '40 i soci della coop. erano riusciti a conquistare la concessione in coabitazione con un privato; questa coabitazione si era rivelata un vero problema per la gestione dello stagno perché le esigenze di uno erano sicuramente diverse da quelle di una coop. composta da 80 persone. I problemi nascevano tutti i giorni con colpi bassi da ambo le parti, ma indipendentemente da chi aveva ragione era oggettivamente anomalo che 80 pescatori dovessero dividere il pescato con un privato.
All'inizio degli anni '50 ci fu un'eclatante manifestazione da parte dei pescatori, i quali pur di ottenere la concessione esclusiva del bene erano ormai disposti a tutto; si barricarono all'interno della peschiera grande e non fecero entrare più nessuno, occupandola e attirando l'attenzione dei media regionali, delle autorità politiche e di giustizia locali. L'occupazione durò settimane, vivendo momenti anche di tensione, fino a quando non fu concesso alla coop. lo spiraglio di avere la concessione esclusiva liquidando il privato con un accordo e garantendosi la possibilità di programmarsi il futuro.
I soci finalmente poterono continuare l'attività all'interno dello stagno che si rivelava come tutti gli anni uno specchio d'acqua veramente tra i più pescosi dell'isola.

SVILUPPO E DECLINO

All'inizio degli anni '60 un evento condizionò radicalmente la loro storia. La cartiera.
La costruzione e l'avvio del grande stabilimento della carta fu certamente un toccasana per l'economia locale, ma la centrale elettrica della stessa e gli scarichi di lavorazione condizionarono l'attività di pesca. Per ammortizzare "l'impatto" la direzione della fabbrica decise di dare la possibilità ai figli dei pescatori di essere assunti placando almeno in parte i malumori. Lo stagno intanto reagiva all'attacco ambientale e continuava a dare tanto pesce ai soci della coop. sia nella peschiera grande chiamata "pischera manna"in località baccasara che in peschiera piccola detta "pischeredda" che si trovava in prossimità del'incontro tra le acque salse dello stagno e le acque del mare alla fine del canale di Baccasara proprio di fronte ad Arbatax e sotto la torre spagnola. Oltre alle classiche vicissitudini che doveva affrontare un'azienda di pesca, e specialmente una struttura democratica come la Cooperativa, all'inizio degli anni '70 un altro ciclone si abbatteva sul delicato ecosistema stagnale. L'Intemare sarda azienda di costruzione di piattaforme off-shore per la ricerca petrolifera.
Per consentire la costruzione del grande cantiere metalmeccanico fu eliminato quasi tutto il canale di baccasara, interrandolo e facendo sparire quel bellissimo canale che in maniera incantevole accompagnava i passeggeri del trenino che ultimava il tortuoso viaggio dal centro-sardegna verso Arbatax.
La bocca di rifornimento che collegava lo stagno al mare con i relativi impianti di cattura, fu realizzata nella riva di ponente.
I tempi cambiavano, così anche i mutamenti climatici e l'impatto dell'uomo cominciavano a condizionare fortemente l'attività dello stagno che, pur mantenendo standard produttivi e qualitativi tra i più alti in Sardegna, presentava morie di pesce sempre più frequenti probabilmente dovute al sempre minore apporto di acqua dolce, e alla mancanza di ossigeno. Anziché affrontare i problemi alla radice debellando le forme di scarico che condizionavano lo stagno, fu ricercato il compromesso con la natura; si aumentò lo scambio idrico con il mare ricambiando più velocemente l'acqua realizzando alla fine degli anni '70 un'altra presa a mare a un km circa dalla prima e i relativi impianti di cattura, risolvendo così i problemi di mancanza di ossigeno durante la stagione estiva.
Non si pensò o forse lo fecero ma non lo dissero che si stava trasformando uno stagno in laguna che aveva sempre più acqua salata e sempre meno acqua dolce.


Era chiaro che il giorno che il Rio Mirenu avesse diminuito il suo apporto di acqua dolce lo stagno avrebbe iniziato la trasformazione della flora e della fauna da stagnale a lagunare. Il Rio Mirenu continuò a comportarsi bene apportando acqua dolce ma l'uomo non fece altrettanto, così che nella metà degli anni '80 fece entrare in funzione la diga Santa Lucia nell'omonima zona a monte del succitato fiume.
Cominciò così un lento declino dell'attività produttiva della ormai laguna di Tortolì che vedeva sempre più diminuire le specie tipiche di acqua salmastra come muggini, ghiozzi, anguille, filatrote cefali da bottarga e quant'altro, per fare spazio alle specie più marine quali triglie, saraghi, orate, spigole e addirittura cernie.

IL RILANCIO DEGLI ULTIMI ANNI

I pescatori naturalmente abituati alle acque agitate non tirarono i remi in barca ma cominciarono a sviluppare forme di lavoro alternative, quali la mitilicoltura, l'ostricoltura e l'acquacoltura.
Realizzarono alla fine degli anni '80 anche se entrò in funzione solo nel '95 un moderno impianto per la depurazione e confezionamento di mitili che consentisse loro di sviluppare questo tipo di attività conformemente alle direttive comunitarie che sempre più ormai condizionavano la loro vita con novità soprattutto dal punto di vista igienico sanitario. Consci che questo non bastava, e quindi mai domi perché le logiche di un mercato sempre più globalizzato ormai rischiavano di appiattire i loro redditi, decisero di intraprendere un'altra avventura che gli avrebbe portati ad essere una cooperativa di pesca unica in Sardegna e forse in Italia.
Realizzarono nella peschiera sull'onda del successo di una pescheria realizzata davanti agli impianti di cattura, che attirava tantissima gente, un agriturismo del pesce, precorrendo il sentiero di quello che oggi è l'ittiturismo tanto decantato da altre parti della Sardegna e non solo. Sicuramente primi in Sardegna e probabilmente in Italia come Cooperativa di Pescatori capirono l'importanza dell'inserimento della fase della trasformazione tra quella della produzione e quella della commercializzazione.
Questo concetto lo hanno applicato anche dopo, nel 2005 realizzando un moderno centro per la produzione trasformazione e commercializzazione dei prodotti ittici e della pesca, dove tutti i giorni si lavora per valorizzare al massimo il lavoro dei pescatori. Ultima iniziativa nel 2008, la creazione di una fattoria didattica del settore della pesca. Questa iniziativa si rivolge soprattutto alle scuole di ogni ordine e grado ed ha lo scopo di valorizzare l'ambiente di riferimento dello stagno di Tortolì, le attività che vi si svolgono e i prodotti frutto di tali attività di pesca e allevamento.
Il resto... venite a vederlo di persona.